Dottoressa Antonietta Gatti: vaccini e nanoparticelle tossiche

Dottoressa Antonietta Gatti vaccini e nanoparticelle

La Dottoressa Antonietta Gatti, riconosciuta tra i 32 scienziati più accreditati al mondo, spiega quali sono i dubbi  sulla sicurezza degli attuali vaccini.

Chi è la Dottoressa Antonietta Gatti

La Dottoressa Antonietta Gatti è una ricercatrice nell’ambito della nanotossicologia.

E’ stata insignita del titolo di Fellow dell’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering per il suo contributo al progresso della scienza. Le varie società nazionali di biomateriali e bioingegneria contano decine di migliaia di membri a livello mondiale e l’unione delle varie società ha eletto la dottoressa Gatti a far parte dell’élite di scienziati che si compone di 32 membri.

Dunque è un’orgoglio nazionale nel campo della ricerca.

Dottoressa Antonietta Gatti

Dottoressa Antonietta Gatti

Eppure, negli ultimi anni, è stata più volte bersagliata e tacciata di essere un’antivaccinista.

La Dottoressa Antonietta Gatti ha sempre specificato di non essere un’antivaccinista e di riconoscere pienamente l’importanza dei vaccini.
Ma ritiene che gli attuali vaccini non vengano controllati adeguatamente; nessuno controlla il prodotto finito.

Ci sono 3 tipi d controlli: biologico, chimico e fisico. Secondo quanto emerso dalle analisi della Dottoressa Gatti, nessuno, ad oggi, effettua il controllo fisico e, quindi, l’inquinamento da contaminazione non viene rilevato.

Avendo analizzato diversi vaccini e avendoli trovati tutti contaminati, ritiene doveroso non vietarli ma purificarli prima di iniettarli ai bambini.

Vaccini e nanoparticelle

La Dottoressa Antonietta Gatti si occupa, in particolare, dello studio delle nanoparticelle.

Queste polveri piccolissime hanno proprietà nuove e sconosciute, tra cui un’ eccezionale capacità invasiva.

Le nanoparticelle sono disperse nell’ambiente a causa di processi di combustione (inceneritori ed emissioni di automobili ad esempio) che possono essere correlate a diverse patologie di origine ancora ignota come il cancro: le  nanoparticelle  entrano nella cellula e interagiscono con il DNA e questo può generare  la patologia.

In base alle ricerche svolte dalla Dottoressa Gatti è emerso che in  più d 2000 pazienti ammalati di cancro erano presenti queste polveri e tutti sono risultati essere esposti ad un determinato tipo d inquinamento.
In alcuni casi il solo togliere il soggetto dall’esposizione all’inquinamento ha fatto migliorare la patologia.

Le nanoparticelle respirate possono superare la barriera polmonare in 60 secondi e arrivare a fegato e reni.
In paesi dove sono accadute tragedie belliche e ambientali (Hiroshima, le Torri Gemelle, Saraijevo) le patologie tra la popolazione si sono moltiplicate.

Questi dati, tuttavia, non sono neppure così nuovi: già Plinio il vecchio scrisse che, in base alle sue osservazioni, aveva notato che chi lavorava nella cave di amianto si ammalava molto di più di chi lavorava nelle cave di pietra.

Ma, allora come ora, la Scienza non riconosce il diretto collegamento tra nanoparticelle e malattia in quanto i soggetti mostrano sintomi diversi e si ammalano di patologie diverse in tempi diversi.

Ma, sostiene la Dottoressa Antonietta Gatti, la prova più lampante consiste nella presenta delle polveri nel tessuto patologico.

Nei vaccini sono state trovate quantità di alluminio. Come chiarisce la Dottoressa Gatti, in alcuni vaccini vengono impiegate microparticelle di alluminio mentre in altri nanoparticelle.  L’attività delle nanoparticelle è diversa da quella delle microparticelle.

Al fine di una maggiore sicurezza sarebbe opportuno, secondo la ricercatrice, studiare gli effetti dell’interazione tra le nanoparticelle con la materia organica dei vaccini.

La neutralità della ricerca della Dottoressa Antonietta Gatti

La Dottoressa Gatti è stata anche velatamente accusata di aver contaminato lei stessa la ricerca sui vaccini utilizzando, magari, strumenti non adeguati.

Come lei stessa precisa, per verificare la ripetitività delle misure, ha lavorato con diversi microscopii e non con uno solo.

Inoltre, sono sempre stati  utilizzati microsensori passivi per essere sicuri di non contaminare il campo.

Tra i microscopi impiegati per i suoi studi vi è anche
il microscopio dell’Arpa di Pesaro, utilizzato anche da altri ricercatori.

Tale microscopio fu oggetto di attenzione “politica”: due anni e mezzo fa Grillo lo fece sottrarre alla Dottoressa gatti e al marito, il Dottor Stefano Montanari.

 Da dicembre, per volere di un giudice, la Dottoressa Antonietta Gatti può recarsi un giorno la settimana a Pesaro per utilizzarlo.

Ovviamente, come specifica la Dottoressa, poterne usufruire solo un giorno a settimana, comporta rallentamenti per la ricerca  e a farne le spese sono tutti quei pazienti affetti da malattie di cui oggi ancora non si conosce l’origine.

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